L'afganistan, la guerra

CLIENTE
Emergency
2019

Messinscena multimediale ed interattiva delle foto di Mathieu Willcocks per Emergency.

Affrontare la progettazione di una mostra sulle conseguenze della guerra significa muoversi su di un terreno minato, per usare una metafora tragicamente vicina alla realtà: chi rischia veramente la vita, la perde, o porta per sempre i segni della guerra, necessita da parte nostra di una visibilità che si allontani il più possibile da inutili estetismi e dall’assuefazione a cui la cronaca ci ha abituato. Per questo motivo, abbiamo deciso di uscire allo scoperto muovendoci a partire dalle orme che il fotografo Mathieu Willcocks ha tracciato nelle sue fotografie. Molte delle sue immagini sono racconti compressi in un piano bidimensionale, che abbiamo aperto, sviluppato nello spazio e nel tempo fino ad entrarci e lasciare che il visitatore diventi parte di quelle storie. Così, le immagini che abbiamo scelto creano un percorso che avvolge senza imporsi, grazie alle trasparenze e alle sovrapposizioni, e proprio per questo invita il pubblico ad una ricerca attiva, che si conclude con la richiesta di partecipare interattivamente allo sviluppo di alcune storie insite negli scatti di Mathieu Willcocks. L’interazione richiesta è partecipativa: solo con l’unione dei nostri sforzi riusciremo ad avvicinarci alla realtà degli ospedali di Emergency, comprenderla e prendere posizione.

Multimedia and interactive photo exhibit by Mathieu Willcocks for Emergency.

Designing an exhibit on the consequences of war means walking on a minefield, to use a metaphor which issadly realistic. Those who risk their life, lose it or bear the eternal signs of war need to be recognised in ways which differ from void aesthetics and the media overexposure we are accustomed to. For this reason, we decided to break cover and follow the footprints Mathieu Willcocks left in his photographs. Several of his images are stories compressed in a two-dimensional plan that has been opened, developed in spaceand time to enter it and let the visitor become part of these stories. Thus, the images we chose create an embracing yet non-invasive path made of transparencies and juxtapositions. The display therefore invites the public to conduct an active research, ending with the request of interacting with the stories enclosed in Mathieu Willcocks’ shots. Our call is for a participative interaction: only by uniting our efforts we will have the chance to better perceive the reality of Emergency hospitals, understand it and take a stance.

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